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Calabrese: la dieta antistress per il commercialista
I consigli del famoso nutrizionalista. Il solo movimento cerebrale non basta, serve anche quello muscolare
Maria Luisa Campise
 

I commercialisti sono sottoposti, soprattutto in prossimità delle scadenze fiscali, a periodi di intenso stress. Quanto una dieta alimentare può aiutarli a gestire al meglio il loro stato di salute?

Mah, vede, il commercialista vive di stress perché non decide lui le regole. Lui le deve applicare e tentare di armonizzare lo Stato con il contribuente. Spesso, poi, si rende immediatamente conto dell’errore di una norma, di un emendamento (errore che magari verrà rilevato dopo qualche tempo), ma deve gestire il meccanismo. E allora questo determina la necessità di muoversi poco muscolarmente e molto cerebralmente; di avere dei momenti di rabbia che sono suddivisi fra il problema legato all’applicazione della norma e quello legato alla gestione dello studio, ovvero alla necessità di far capire ai collaboratori di studio e ai clienti-contribuenti che quella norma, seppure sbagliata, va applicata. Tutto questo crea un disagio psicologico e questo può aumentare l’adrenalina, che a sua volta fa aumentare l’insulina e che, in eccesso, produce grassi da sola. Quindi da una parte si ingrassa, dall’altra parte si rende il sangue troppo viscoso, e quindi si ha meno ossigenazione cerebrale e si è meno capaci di gestire il lavoro per un eccesso di grassi nel sangue.

 

Cosa si può fare per gestire questa condizione di non equilibrio?

La domanda è pertinente. Bisogna gestire la propria mattinata, perché è da lì che parte la ‘giostra’. Al mattino spesso il commercialista, che è andato a dormire alle due di notte, prende un caffè, forse un doppio caffè e per avere energia ci mette tanto zucchero, in modo da sentirsi nervoso per la sostanza nervina e corroborato dallo zucchero. Quello zucchero, che è fatto da glucosio e fruttosio, ha una capacità di dare immediatamente (per un quarto d’ora/venti minuti) brillantezza. Però fa partire il messaggio per l’insulina. L’insulina comincia a lavorare, brucia subito quello che si è bevuto con il caffè, dopo di che si va in ipoglicemia. È importante, quindi, fare una ottima colazione, preferibilmente non salata, con carboidrati complessi: fette biscottate, pane tostato, pane raffermo, buon latte, possibilmente parzialmente scremato, fette biscottate con marmellata e miele, succo di frutta o frutta fresca, uno yogurt magro alla frutta... Questo ti permette di avere contemporaneamente carboidrati complessi, che reggono per tre, quattro ore. Conseguentemente il cervello, che vive di zuccheri, ma non di zucchero da cucina, ha una sua performance e autosufficienza. Il problema è poi arrivare a pranzo.

 

Perché?

Dobbiamo distinguere gastronomicamente l’Italia in due parti: il Nord che pranza dalle 12,30 alle 14,00 e il Centro e il Sud che inizia a pranzare dalle 14,30 in poi. Questo comporta, dal momento che la colazione si fa all’incirca allo stesso orario perché apriamo gli uffici allo stesso orario, la necessità di inserire una break nella mattinata per chi pranza alle due e mezza. In questo caso di nuovo, sì, un buon caffè ma mettiamo anche lì fette biscottate, uno yogurt magro alla frutta, della frutta, ma non cose troppo proteiche.

 

E a pranzo?

Il pranzo deve essere gradevole, gustoso, ma facilmente digeribile. Sto pensando: un piatto di pasta con buona salsa di pomodoro, o ad una mistura di legumi in minestrone, ma anche pasta ai peperoni, pasta alle zucchine, pasta agli spinaci, con un filo d’olio extravergine e un po’ di parmigiano, delle verdure alla griglia, un frutto. Se siamo sani anche un buon bicchiere di vino.

 

Per chi non ha tempo di pranzare a casa o al ristorante, che consigli dà?

Ci si può organizzare nello studio con un fornetto a microonde e pensare, ad esempio, di organizzarsi con del riso cotto a casa la sera prima. Questo permette di avere quel pranzo di cui parlavamo, corroborante ma non eccessivamente ricco di calorie.

 

E nel pomeriggio?

Al pomeriggio dipende. Se siamo al Nord, e quindi si finisce di lavorare alle 19,30 (certo nelle scadenze anche quelli del Nord finiscono alle due di notte), è bene fare un break con the, un the caldo o freddo a seconda della stagione, e magari un frutto. Se siamo al Centro e al Sud (e quindi andremo a cena alle nove e mezzo/dieci), è preferibile un break solido, composto da frutta e fette biscottate o pane tostato.

 

E a cena?

A cena bisogna evitare di fare il pieno della macchina nel momento in cui la mettiamo nel garage. Quindi la logica è, ad esempio, una volta la pizza, ma molto bene le minestre di farro, di cereali, di legumi, e, se a pranzo si sono già mangiati carboidrati, le proteine con tanta verdura, una macedonia di frutta fresca, fatta al momento con succo di limone o succo d’arancia, un bicchiere di vino e vai…

 

Cosa pensa degli integratori alimentari?

Partiamo dal concetto, la parola integratore vuol dire che integra una cosa che manca, che non è il cibo ma un nutriente: mi manca, ad esempio, il ferro, la vitamina B12, vado dal mio medico e dopo aver valutato che manca qualcosa prescrive l’integratore.

 

Insomma non gli integratori fai-da-te…

Brava, gli integratori ‘fai da te’ servono molto a chi li produce, poco a chi li prende.

 

“In vacanza dopo le vacanze”. Quali consigli per continuare a mantenerci in forma tutto l’anno?

Ma vede, la vacanza a volte è vacanza, a volte è un momento di vendetta nei confronti della vita, a volte è un momento di riscatto.

Ad esempio, marito e moglie che vanno d’accordo, hanno lavorato, tutto l’anno, stressati vanno in ferie. Fanno tutto quello che non si fa durante l’anno. Colazione, pranzo, sono leggeri, easy, in modo da poter fare di nuovo il bagno. Per cena ci si veste molto bene, anche easy, da pret-a-porter: la donna è bella abbronzata, il marito si sente molto macho, così con gli amici: quindi c’è subito l’happy hour, l’aperitivo, poi la cena di pesce, la pizza o la spaghettata di mezzanotte, oppure il gelatone. Questo è un momento di serenità che tu sai gestire per una settimana o dieci giorni. Se superi i dieci giorni lascia perdere, perché è un disastro… Oppure può esserci il momento della vendetta. “Non ne posso più, mia moglie mi ha lasciato, mio marito mi ha lasciato, quello lì mi ha fatto la causa, l’altro mi ha piantato”: lì cominci con tre brioches al mattino, verso metà mattinata prendi la pizza di Recco o la porchetta di Ariccia, a pranzo non vuoi mangiare, salti la pasta e nel pomeriggio gelatone con panna. La sera sono solo, non ho la moglie, forse ho mio figlio, quindi arrivi al ristorante: antipasto, primo, secondo, terzo, quarto… ammazzacaffè, gelato, tutto…: quello è un uomo che perderà ogni mese il 10% dei propri clienti per gli errori che farà nei prossimi sei mesi.

Infine c’è la rivincita: riparare i danni fatti. Vado in un posto dove la regola è alzarsi alle sei di mattina, faccio tanta ginnastica e nei pasti mi mantengo leggero...

Allora, il problema della vacanza qual è? Ricordiamoci, è il momento di riposo, di relax. Durante la settimana ricordati sempre che sei a casa, ma hai il mare davanti. La differenza sta nel mare davanti, non nella casa, non in quello che mangi, ma in quello che fai. Certo che se ogni giorno nuoti due ore al mattino e due ore al pomeriggio, ti puoi permettere il doppio piatto di pasta oppure il gelato in più, ma non deve essere di creme e panna per forza, può essere gelato alla frutta. Questo è il modo mio di pensare alla vita di un commercialista.

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N. 8 - Agosto-Sett. 2009
 
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