STATI GENERALI/1
I commercialisti chiedono un nuovo fisco
Miani agli Stati Generali: “Non si può pretendere che la professione lavori gratuitamente per lo Stato”

Migliaia di commi e di norme da interpretare. Un numero di adempimenti che cresce costantemente e che comporta costi sempre maggiori per imprese e professionisti. E’ la impietosa fotografia del sistema fiscale italiano scattata dai commercialisti, presentata nel corso degli Stati generali della professione, svoltisi ieri a Roma. Davanti ad una platea di oltre 1500 persone, giunte nella Capitale in rappresentanza dei 131 Ordini d’Italia, il presidente nazionale della categoria, Massimo Miani, ha snocciolato le cifre di una ricerca condotta dalla Fondazione nazionale dei commercialisti secondo la quale, dal 2014 al 2017, il costo complessivo degli adempimenti fiscali per tutte le imprese e i professionisti, pari a circa 6 milioni di soggetti, è schizzato da 58,1 a 60,4 miliardi di euro circa, con un incremento in valore assoluto di 2,4 miliardi di euro. Per ogni singola partita IVA la media dell’aumento è di 514 euro (da 9.577 euro a 10.091).

Sono i frutti perversi della nuova strategia di contrasto all’evasione fiscale costruita, negli ultimi tre anni, tramite misure quali Reverse charge, Split payment, Stretta alle compensazioni fiscali, Trasmissioni periodiche delle Liquidazioni Iva e delle Comunicazioni dati fatture emesse e ricevute, fino all’introduzione della fatturazione elettronica obbligatoria nei confronti della P.A. 

“La crisi economico-finanziaria e l’elevato livello di pressione fiscale”, ha affermato Miani, “hanno indotto lo Stato a rilanciare la strategia di lotta all’evasione fiscale, puntando dritto alla riduzione del tax gap Iva. È indubbio come la maggior parte delle misure adottate dal 2015 in poi sia rivolta in questa direzione. Sommando il gettito atteso di tutte le misure di contrasto all’evasione previste dalle manovre finanziarie per gli anni 2015-2018 con proiezioni fino al 2020 si raggiunge la cifra imponente di 50 miliardi di euro”. “Si tratta di una strategia”, ha commentato Miani, “essenziale per gli equilibri di bilancio della finanza pubblica, caratterizzata però dall’indeterminatezza delle stime relative al recupero di gettito evaso, sempre approssimative e prive di validi fondamenti. Le misure introdotte in termini di nuovi adempimenti fiscali producono, invece, costi certi e incrementali per imprese e professionisti”.

Di fatto, è la denuncia dei commercialisti, i costi della lotta all’evasione “ricadono direttamente su imprese e professionisti”. “Si scaricano oneri e responsabilità su soggetti privati quali i professionisti”, ha proseguito Miani, “costringendoli tra l’altro a fare investimenti che, il più delle volte, non sono compatibili e proporzionati rispetto alle loro dimensioni e alla loro organizzazione, come nel caso della normativa antiriciclaggio ovvero, nell’immediato futuro, della fatturazione elettronica”. “Non si può pretendere”, ha affermato, “che i Commercialisti lavorino gratuitamente per lo Stato”. Un’affermazione accompagnata dalla richiesta alla politica di una nuova attenzione per le istanze della professione. Rispettoascolto e crescita le tre parole d’ordine scandite da Miani tra gli applausi scroscianti della platea, che ha dimostrato di condividere con il presidente della categoria l’esigenza di un deciso cambio di passo del sistema fiscale verso una maggiore stabilità normativa e una decisa semplificazione.

Nasce anche da qui la proposta del Consiglio nazionale di istituire un’Autorità di garanzia indipendente del contribuente. Per Miani, la nuova autorità, che andrebbe posta a tutela del rispetto dei principi dello Statuto del contribuente “sistematicamente ignorati”, dovrebbe “essere dotata di poteri sanzionatori e coercitivi”. All’Autorità di garanzia, secondo la categoria, “andrebbero inoltre affidate le competenze su gestione degli interpelli, adesione e mediazione, in modo da assicurare l’effettiva terzietà degli istituti”.

Secondo Miani, “è arduo trovare nel nostro ordinamento una legge più disattesa dello Statuto dei diritti del Contribuente. Ciò non ha certo contribuito, in questi anni, a creare quel clima di fiducia e di maggiore rispetto e collaborazione nel rapporto Fisco-contribuente in grado di garantire un più equo bilanciamento degli opposti interessi in gioco”. Per il presidente dei commercialisti “l’esperienza maturata sul campo ha messo in luce che uno degli aspetti più critici di tale rapporto è, senza dubbio, da ascrivere all’indiscutibile difetto di terzietà e al potenziale conflitto di interessi che ha sempre caratterizzato istituti che possiamo definire cruciali per consolidare un clima di fiducia e di collaborazione, quali il diritto di interpello, il procedimento di accertamento con adesione e la mediazione tributaria”.

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