EQUITY CROWDFUNDING
Servono professionisti per la valutazione del rischio
Il Consiglio nazionale dei commercialisti partecipa ad una consultazione della Consob e propone un ruolo di garanzia per la categoria in un settore strategico per le PMI

Introdurre apposite figure professionali nella verifica dei rischi connessi alle offerte di equity crowdfunding per favorire investimenti il più possibile consapevoli. È una delle proposte avanzate dal Consiglio nazionale dei commercialisti nel documento inviato alla Consob nell’ambito della consultazione sulla revisione del regolamento relativo alla raccolta di capitali di rischio tramite portali on line.

 

“La legge di Bilancio 2017 – scrivono i commercialisti - ha introdotto importanti novità in materia di crowdfunding, estendendo la relativa disciplina contenuta nel TUF, precedentemente limitata alle start-up ed alle PMI innovative, a tutte le piccole e medie imprese (PMI). Considerando la particolarità dello strumento dell’equity crowdfunding, che rappresenta un investimento in capitale di rischio, e in relazione al fatto che le PMI rappresentano entità economiche che operano sul mercato da uno o più anni, con una propria storia fatta di risultati (bilanci approvati e depositati, eventuali contenziosi fiscali, ecc.), sarebbe opportuno integrare l’Allegato 3 al Regolamento CONSOB 18592, Delibera n. 19520 del 24 febbraio 2016 con delle sezioni che diano evidenza dell’intervento di apposite figure professionali nella verifica dei rischi connessi alle offerte di equity. La presenza di tali sezioni aggiuntive nella documentazione di offerta dell’emittente, faciliterebbe un investimento consapevole da parte degli investitori”.

La nostra proposta – spiega il Consigliere nazionale delegato alla finanza aziendale, Maurizio Grosso – è quella di prevedere anche nell’ambito dell’Equity crowdfunding la figura dell’Advisor/Attestatore. Una figura analoga a quella già esistente nell’ambito dei mercati finanziari (lo Sponsor), che possa “assistere” le PMI nella realizzazione di questo genere di operazioni”.

“Questa attività –  spiega Grosso - potrebbe essere svolta da un soggetto iscritto alla sezione A all’Albo dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili. L’intervento dell’Advisor/Attestatore potrebbe tradursi per le start-up nella valutazione di natura prospettica dell’operazione, con un giudizio sulla appropriatezza delle assunzioni alla base del business plan e sulla coerenza tra dette assunzioni e i dati economico-finanziari previsionali come pure nella verifica dell’esistenza delle privative industriali dichiarate. Per l’impresa già operativa, oltre alle valutazioni di natura prospettica, l’Advisor valuterebbe, tra l’altro, anche l’attendibilità dei dati storici dell’offerente, valutando il bilancio, l’esistenza dei presupposti per la continuità aziendale e la presenza di passività potenziali”. Come ulteriore elemento di garanzia per il sottoscrittore, i commercialisti propongono anche la possibilità di evidenziare sia l’eventuale presenza del collegio sindacale e se ad esso sono attribuite, o meno, le funzioni di controllo contabile; sia quella del revisore legale.

Nel documento la categoria propone inoltre di estendere l’operatività dei gestori dei portali on line anche a operazioni con capitale di debito (ad esempio mini bond, cambiali finanziarie, obbligazioni, ecc). Una richiesta suffragata, secondo Lorenzo Sirch, codelegato all’area Finanza aziendale, “da una serie di considerazioni, a cominciare dalla resistenza dei titolari d’impresa, in particolare delle PMI di tipo familiare, ad ampliare la presenza di altri soggetti detentori di quote o azioni, riducendo, così facendo, il controllo della propria compagine societaria. Per non parlare – prosegue Sirch - del credit crunch del sistema bancario, che è il principale ostacolo al finanziamento delle imprese e dell’influenza indirettamente esercitata dal sistema bancario sulle scelte gestionali delle imprese caratterizzate da un forte indebitamento”. Secondo la categoria, inoltre, l’estensione dell’equity anche al credito fornirebbe maggiori tutele per gli investitori, che potrebbero essere interessati a sottoscrivere capitale di debito, meno rischioso, anziché equity (per definizione più rischioso) e darebbe la possibilità di sviluppare, all’interno delle PMI, meccanismi di leva finanziaria e di leva fiscale. Questa proposta punta inoltre a favorire lo sviluppo dell’operatività dei portali che potrebbero distribuire anche titoli di debito e la diffusione di strumenti finanziari scarsamente conosciuti e utilizzati dalle imprese del nostro Paese. Estendere l’operatività dei portali on line anche a strumenti relativi al capitale di debito ne accrescerebbe la trasparenza informativa, dovendo tali operazioni sottostare alla regolamentazione Consob.


In un secondo documento di osservazioni inviato alla Consob nell’ambito della consultazione sulle “Modifiche al regolamento intermediari relativamente alle disposizioni per la protezione degli investitori e alle Competenze e conoscenze richieste al personale degli intermediari, in recepimento della direttiva 2014/65/UE (MiFID II)”, il Consiglio nazionale ha avanzato la richiesta di includere anche “i Consigli Nazionali degli Ordini professionali vigilati dal Ministero della Giustizia, che abbiano comprovata esperienza formativa in materia contabile, fiscale e finanziaria” tra i soggetti terzi di cui l’intermediario potrebbe avvalersi per organizzare corsi di formazione professionale.
I documenti APRI ALLEGATO
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